giovedì, maggio 17, 2018

Enzino e Terminator (e Gionata) PROTEINE

L'insalatina non mi piace, mej nu piatt e maccarun

Le note della canzone rimbalzavano nella stanza.
"Ora siamo io e te, caro ragazzo con la sindrome di down, faccia a faccia"

Che nagg 'a faaaaaaaa?

Com'è il pisello di un ritardato? Dai su, mostrami il cazzo.
"Gnnnnnrrrff" e cacciò fuori l'uccello.
Era un mostro a tre teste, orribile, sui 40 centimetri.
"Porco Dio!", esclamò Enzino.
"GnnnnnnnnnnnnnNNNNNRRFFFFFF" sbiascicò Terminator.
La spaventosa creatura puzzava di sudore e zolfo, le teste lo fissavano con aria minacciosa.
La testa al centro era rossa, quella a destra bianca e la sinistra nera.
Ecco cos'hanno i down al posto del cazzo - pensò Enzino - maledetti.
Tentò di rifugiarsi in fondo alla stanza, Terminator, questo il nome del ragazzo con la sindrome, stava in piedi col coso di fuori, penzolante.

maiones e keciapp nun m l'avit fà mancà

I timori di Enzino s'erano dimostrati veri, ce l'aveva da anni il sospetto che i down nascondessero qualcosa in mezzo alle gambe. Tutti lo avevano deriso.
"È successo pure a Mosè" disse sottovoce.
Che stupida frase prima di morire, pensò.
Si fece avanti la Testa Nera:
"Sono lo Spirito Santo e sono venuto qui a dirti che quella volta mi sono davvero bombato la Madonna"
"Sono il Figlio di Dio" lo interruppe la Testa Bianca
"E sono venuto qui a dirti che davvero Testa Nera s'è ingroppato mia mamma"
"BEURPH!" Tuonò Testa Rossa
"Sono il Padre e secondo me non è mica vero che è stato Testa Nera"
Enzino ebbe un'erezione.

Ma che m n facc e sti cos ij voj doj muzzarell nu sfilatin ca murtadell

Le tre teste iniziarono a litigare mordendosi l'un l'altra.
Terminator ad ogni morso pareva goderci sessualmente.
Il mostro da quaranta centimetri che era, iniziò ad ingrandirsi sempre di più, quasi raggiungeva il soffitto adesso.
Enzino se ne stava seduto, col cazzo duro.
Era questo il momento che aveva sempre aspettato, era questo il punto più alto della sua vita.
Iniziò a masturbarsi.
Le tre teste ormai erano grandi come la stanza, i muri cominciarono a cedere.
La casa crollò.

Nun ò voj ò brodin, nun m frusc a pastin, sti cos fann mal a mè.

Le macerie erano ovunque. Enzino era praticamente sepolto dall'addome in su.
Che modo stupido di morire - pensò - sepolto vivo ma con il cazzo duro.
Le guardie naziste cominciarono ad arrivare, numerose e urlanti.
Cominciarono a sparare alle tre teste, che continuavano ad azzuffarsi e ad diventare sempre più grandi.
Terminator era ormai in estasi, in balia del suo cazzo.
Iniziarono a crollare pure le altre baracche del campo di concentramento.
Masse di ebrei scheletrici si diffusero per tutta l'area, inebetiti dagli eventi.
Gionata era stato internato lì due mesi prima.
Aveva sentito un gran fracasso quella sera, poi il crollo e s'era ritrovato in strada.
Aveva una gran fame

a me m piac a nutell o gelat ca pann e merendin in quantità

Le SS non ce l'avevano più con lui e la sua gente, ora la guerra era contro il cazzo di Terminator.
Il terzo reich contro quella cosa a tre teste.
Hitler vs il pisello down.
A Gionata non importava più nulla.
In mezzo a tutto quel casino, cercava qualcosa da mangiare, ed eccola lì, davanti a lui.
Spuntava dalle macerie.

Na pizz ca cocacol comm c pò mancà e e zeppel e panzarott e vuliss ittà?

Enzino sentì un teschio fetido sul suo cazzo.
Gionata sentì un salsicciotto ripieno di smegma.
Enzino chiuse gli occhi, sepolto.
Gionata aprì la bocca e ingoiò seme caldo e appiccicoso.
Terminator morì con il suo cromosoma in più.
Le tre teste sconfissero i tedeschi.
Gionata ruttò.

Fine

martedì, gennaio 08, 2013

La favola di Peppino l'acrobata



C'era una volta... "Un re!" diranno subito i miei piccoli lettori. No, ragazzi, avete sbagliato. C'era una volta un povero edicolante di Chiaiano (NA).
Questo povero edicolante, che si chiamava Peppino Malafemmina, era un ragazzo sulla trentina, molto ma molto timido, era tanto timido che proprio non riusciva a guardare negli occhi le persone e ogni volta che qualcuno andava a comprare il Corriere del Mezzogiorno e c'era da dare il resto, lui diventava tutto rosso.
Per non parlare di quando arrivava nell'edicola una ragazza, lì il resto proprio non lo dava, anzi non riusciva nemmeno a prendere i soldi che queste gli porgevano.
Quando c'erano le femmine, lui si nascondeva sotto il bancone e loro se ne andavano senza pagare, ste troie.
La voce ormai s'era diffusa in tutto il quartiere e i mariti mandavano le proprie mogli a prendere le riviste, era per questo che era povero, dava via quasi tutti i giornali aggratis.
Come avrete già intuìto, il povero Peppino era ancora vergine e si ammazzava di seghe tutto il santo giorno.
Ogni sera non vedeva l'ora di staccare dal lavoro per andare a casa con qualche rivista porno dell'edicola per dedicarsi all'autoerotismo.
Voi direte "Ma perché non va su Youporn?" e io vi rispondo, perché a Chiaiano figurati se c'è l'adsl, quindi ci si deve arrangiare come meglio si può, tra l'altro era solito venire sulle pagine di questi giornaletti, quindi era ancora più povero di quanto si pensi, visto che tutti i pornazzi che si portava a casa c'avevano le pagine piene di sborra ed erano dunque, invendibili.
Questa storia delle seghe andava avanti da una vita e il nostro edicolante ormai iniziava a stancarsi e a non raggiungere più gli orgasmi di una volta, doveva pensare a qualcosa di più stimolante, a qualcosa di più creativo.
Un bel mattino, mentre stava andando a lavorare, gli venne in mente che quand'era piccolo aveva provato l'autofellatio senza però riuscirci, ma erano altri tempi - pensò - magari ora che il suo corpo s'era sviluppato ce l'avrebbe fatta.
Questo pensiero lo tormentò per tutta la giornata, e la voglia di rincasare e riprovarci ancora era altissima.
I secondi, i minuti e le ore sembravano non passare mai, ma insomma giunse la sera e Peppino, finalmente, tornò a casa.
Si chiuse dentro la sua stanza, si spogliò completamente, si sedette e iniziò a piegarsi.
Niente.
Provò e riprovò per tutta la notte, ma proprio non ci riusciva, tentò trattenendo il fiato, allungando la lingua, spingendo la testa con dei colpi in avanti, ma purtroppo non c'era proprio nulla da fare, per un fottuto centimetro non c'arrivava.
Passarono i giorni, le settimane, i mesi e il povero Peppino proprio non si dava pace per questa cosa ma un bel giorno, mentre stava rincasando, distrattamente notò un manifesto appeso ad un muro che pubblicizzava " L'Italia Scuola di Circo Corsaro " nel vicino quartiere di Scampia.
Gli si aprì un mondo, la risposta a tutti i sui problemi stava lì, davanti ai suoi occhi, per riuscire a ciucciarsi il cazzo da solo doveva diventare un acrobata contorsionista e andò a dormire con l'intenzione di iscriversi alla scuola di circo l'indomani stesso.
Iniziò la frequentazione dei corsi e forse per la prima volta in vita sua poteva sentirsi veramente felice e libero, aveva pure stretto amicizia con i vari personaggi che popolano quel mondo, tipo la donna cannone, i saltimbanco , i giocolieri le tigri e i leoni, finalmente la sua vita aveva acquistato un senso, ora aveva uno scopo e si allenava duramente ogni giorno e mamma mia, quanto si stava da dio lassù appeso a contorcersi, lontano dai problemi del mondo, lontano dalla miseria e dalla perfidia dell'essere umano.
Passò un anno e ormai era diventato bravetto, riusciva a passarsi le gamba dietro al collo, a piegarsi con la schiena all'ingiù fino a quasi toccarsi le caviglie, era capace di saltare da dieci metri d'altezza da un'altalena all'altra, un fenomeno insomma.
Tra sè e sè, capì che era giunto finalmente il momento di riprovare con l'autopompino, si sentiva pronto ormai, ce l'avrebbe sicuramente fatta, ora che aveva fatto l'esperienza circense non aveva più nulla da temere.
Arrivò il fatidico giorno e Peppino si preparò al meglio, cucinò l'abbacchio, i peperoni ripieni, le cozze e la parmigiana di melanzane, tutto doveva essere perfetto, si pettinò per benino, si tagliò la barba, si spruzzò un pò di profumo, si mise la maglietta di Cavani e fece partire un disco di Barry White, era pronto per mangiarselo.
Si tolse i pantaloni, le mutande e abbassò la testa, se lo mise in bocca senza nessuna fatica.
Una strana sensazione lo avvolse, dalla punta dei piedi fino a sopra la testa, lo stava leccando e andava su e giù, era fantastico, era migliore di tutto quanto aveva mai provato fino a quel momento, poteva sentirlo pulsare e crescere, era schifosamente bello.
Mentre stava facendo tutte ste porcherie, iniziò a sentire delle fitte allo stomaco, era sicuramente l'abbacchio, ma non se ne curò più di tanto, era troppo concentrato da ciò che stava facendo, anzi, preso dalla foga del momento, iniziò a infilarsi le dita su per il didietro, non l'aveva mai fatto prima, sentì un dolore lancinante, era fantastico.
I crampi allo stomaco si fecero sempre più intensi e figurarsi se Peppino mollava tutto quel casino che stava facendo per andare in bagno a defecare. Decise quindi che nessuna cosa al mondo avrebbe interrotto quel momento incredibile che stava passando, quindi - chissenefrega - iniziò pure a cagare a spruzzo.
Con le dita nel culo che intanto zampillava merda liquida e l'affare in bocca, Peppino entrò in una dimensione tutta sua, stava vivendo un momento mistico, si avvicinava a Dio, godeva come un maiale, con una mano in culo e il pisello in bocca, la sua vita era definitivamente migliorata, ora non avrebbe più avuto preoccupazioni di nessun genere, non capiva più nulla, c'era solo lui in quel momento, in tutto l'universo.
Iniziò a pensare che tutti gli uomini del mondo avrebbero dovuto essere acrobati, se così fosse, non ci sarebbero più guerre, non ci sarebbero più crisi, e il mondo sarebbe un immenso circo dorato fatto di persone con una mano in culo e il cazzo in bocca.
L'azzurra maglietta di Cavani era ormai tutta macchiata di marrone, c'erano chiazze di sterco ovunque, il fetore era insopportabile.
Peppino tutto sudato e unto, era pronto per l'orgasmo.
Si sentì un boato immenso, i vetri della casa si disintegrarono in mille pezzi, i muri tremarono.
Iniziò a venirsi in bocca.
L'ondata di cenere e lapilli lo avviluppò completamente, la Natura, improvvisa e spietata colpì ancora, il Vesuvio s'era risvegliato un'altra volta, mummificando Peppino per l'eternità.
Fu ritrovato circa 1000 anni dopo da alcuni studiosi giapponesi e Chiaiano divenne un sito archeologico di rilevanza mondiale.
Intere scolaresche da tutto il globo giungevano nella stanza di Peppino a vedere e fotografare "L'uomo che si sborrava in bocca mettendosi una mano in culo cagando dappertutto"
Era diventato una star.
Cari giovani amici lettori, la triste favola di Peppino è ormai giunta al termine e come avrete sicuramente capito la morale di tutta questa storia è che c'è sempre un vulcano attivo alle nostre spalle pronto a congelarci per sempre, ma l'insegnamento più importante è che nella vita NON BISOGNA ESSERE TIMIDI.




Alberto Diniale

lunedì, giugno 04, 2012

Lucky guy does cute innocent redhead

C'era una volta un cavaliere chiamato Scorbuticone, era un pò bisbetico ma in fondo in fondo, aveva un gran cuore.
Scorbuticone questo lo sapeva, ma faceva di tutto per nasconderlo, nessuno sa il perché.
Era un paladino di sani principi e la sua specializzazione era stare su internet e sconfiggere i draghi che attaccavano il suo castello.
Scorbuticone amava la principessa Clitoridea, che però lo mandava a Quel Paese di continuo.
Clitoridea era molto bella e corteggiata da tutti i maschi locali, tutto questo rendeva estremamente geloso il nostro eroe, che non sapeva come fare per conquistarla.
Un bel giorno Scorbuticone si fece coraggio e andò a trovare la principessa per chiederla in sposa. Bussò alla sua porta: "Chi è?" Domandò Clitoridea "Sono Scorbuticone e son giunto a chiederti in sposa, orsù non è l'ardire che mi arreca al tuo battente, ma l'amor che move il sole e l'altre stelle" "Ma vai a Quel Paese" Sentenziò la fanciulla. Scorbuticone, sconsolato, tornò a casa sua e cominciò una brillante carriera a Call of duty.
Passava il tempo e ogni giorno ci provava e riprovava, come in quella famosa canzone dei Rolling Stones, ma niente, la dolce ragazza non ci stava.
Un bel giorno arrivò in paese un uomo dalle lontane lande del centro america, il suo nome era Don Julio Suarez Labrador e subito, tutte le donzelle del paese vollero assaggiare il suo lungo batacchio.
Tra queste c'era anche Clitoridea.
Scorbuticone, esausto dalla situazione, decise di sfidare a duello il forestiero.
"Villano ti sfido a duello, l'irrevocabile verdetto è ormai deciso, all'alba uno dei due cadrà e il vincente avrà in sposa Clitoridea"
"Oye como va" Replicò l'avversario, che tanto non parlava italiano e quindi non capiva assolutamente nulla.
Clitoridea, mossa da compassione e da antichi dolci sentimenti nei confronti del nostro prode, decise di intervenire e scongiurò il massacro. "Il batacchio di Labrador mi appetisce, ma se contemplo il profondo della mia passione io so che amo te, mio caro Scorbuticone" "Ma va a Quel Paese" Enunciò il cavaliere, che nel frattempo scoprì di provare un'attrazione fisica nei confronti di Labrador.
Clitoridea, spiazzata, tornò nel suo castello e iniziò una brillante carriera a Super Mario Galaxy 2. Passarono gli anni e l'omosessualità tra i due individui si fece sempre più forte e la principessa si isolò completamente da tutti andando a vivere in solitudine tra le montagne.
Passarono ancora di più gli anni e l'omosessualità tra i due si affievolì, tanto che Labrador tornò in Messico e Scorbuticone si rese conto che in realtà non era gay ma gli piaceva la figa.
Nessuno più aveva notizie della principessa e Scorbuticone era disperato.
Ma un giorno, dalle montagne, scese tale Tarchianella da Scampia, una giovane donna dal passato burrascoso che sosteneva di sapere l'esatta ubicazione di Clitoridea.
Scorbuticone prese subito la palla al balzo e andò a parlare con Tarchianella.
"Oh Tarchianella Tarchianella, sapreste voi dirmi in quale remoto loco si colloca la suddetta principessa Clitoridea?"
"'O cavaliere, o sacc' eccome, la uagliona se ne sta sola sola in copp ' a o Vesuvio, 'ca nun aspett tutta n'frocecata o arrivo do 'cazz tanto"
Scorbuticone, che non aveva capito molto Tarchianella, partì dunque per il Monte Vesuvio alla ricerca di Clitoridea.
La cercò in lungo e in largo, alla fine la trovò, gli spiegò che la storia con Labrador era stata solamente uno scherzo e che ora aveva capito esattamente tutto quello che c'era da capire, lei non seppe se fidarsi o meno, aveva sofferto troppo, ma dopo un pò lei disse ok, Scorbuticone sei un figo.
Si misero insieme, fecero tantissimi bambini, uno nacque negro, abortirono anche due volte, vissero tutti felici e contenti, pure Labrador, che dall'altra parte dell'oceano, aveva intrapreso la brillante carriera di Disk Jockey.

giovedì, aprile 14, 2011

Allungarsi il pene come rimedio al pelo superfluo vaginale

La storia che verrà narrata, parla di una giovane donna cui è iniziato a crescere il pelo pubico all'età di venticinque anni.

Si svegliò come tutte le mattine, alle 7:30, svogliata, pensierosa.
Andò in bagno, mollò un piccolo peto mattutino, grazioso, puzzolentissimo.
Si guardò allo specchio, era sempre molto bella, anche appena alzata.
Si levò le mutandine e si sedette nel water, la merda uscì fuori timida, dormiente.
Lei percepì che c'era qualcosa che non andava, finì di cagare. Si alzò e lo vide, era tutto nero, crespo. La vagina ne era era tutta ricoperta, la frequenza cardiaca aumentò, l'agitazione cominciava a salire sempre più velocemente, non era possibile. Chiuse gli occhi, si sedette per terra e allungò la mano verso la figa.
Cominciò a toccarla, le faceva ribrezzo
"Mannagg'a maronn teng' a fess tutt'nfrocecat, m'accid, M'ACCID"
Nella stanza accanto, Denilson, il suo ragazzo di origine brasiliana, molto abile nel giuoco del calcio la sentì gridare e subito si precipitò nel bagno:
"Bruseira, Bruseira! que sucede? ti è forse arivadu 'o mestruazu?"
"ma statt'e zitt, 'ca no tiengo 'o marchese, tengo a fess tutt'infrocecata"
"Bruseira apri la porta que soy curioso du vedeshu"
"manc po o'cazz che t'apr a port"
Denilson, amareggiato del fatto che Bruseira non voleva aprire la porta del bagno, prese un mazzo di chiavi, si mise a palleggiare con esse e si allontanò dal luogo del misfatto, palleggiando ora di piede, ora di testa, un vero campione, la faccenda della vagina tutta infrocecata ormai sembrava un brutto ricordo lontano.
"Denilson tu si nu piezz'emmerda, mannagg a chitemmuort" gridò Bruseira con chiaro accento partenopeo.
Era ancora distesa sul pavimento del bagno e si stava ancora toccando la passerina, non sapeva che fare.
"San Gennar, tengo nu problem, aiuto, aiuto..."
Come d'incanto apparve San Gennaro, proprio lì, di fianco a lei, ma ci credete?
"SAN GENNARO, SAN GENNARO, MANNAGG, MANNAGG, STO MIRACOLATA"
San Gennaro, che in realtà non era vestito con la classica tunica ma aveva l'aspetto di un milite palestinese, si sedette accanto a lei.
"Cara piccola Bruseira, non devi preoccuparti, il pelo cresce a tutte le ragazze, non è assolutamente un problema"
"San Gennaro, io tengo raggione di preoccuparmene, 'agg 25 anni e non m'era mai cresciut"
"t'ho detto che non devi preoccuparti, vedi? anche io ho il pelo"
Così dicendo, il Santo tirò fuori il suo Pisello Angelico Tutto Venoso, e glielo mostrò a Bruseira.
"maronn... maronn... a minchia de San Gennar, uèèèè San Gennà, tieni una minchia tanta!"
"lo so cara dolce Bruseira, lo posso allungare di quanto voglio, ecco guarda!"
San Gennarò si allungò il suo Pene di altri 20 cm, ora era davvero enorme.
Glielo diede in mano a Bruseira.
San Gennà!... tu si nu furbacchione eh! uè uè"
"lol" Disse il Beato.
"Bruseira! Bruseira! estoy arivado a 800 palegiu, soy fenomenàl!" Gridò Denilson dall'altra stanza, tutto sudato, negro, con il mazzo di chiavi tra i piedi.


Alberto Diniale

lunedì, ottobre 11, 2010

Violenza privata elettrificata a 240Vac, 50Hz

Questa è la storia di un alimentatore per computer che al posto dei circuiti elettronici interni aveva un'anima.
Era una tiepida sera d'autunno in quel di Londra e l'alimentatore per computer stava appunto alimentando il computer come tutti gli alimentatori sanno fare e la ragazza che stava davanti al pc picchiettava nervosamente i tasti della tastiera alla ricerca di un qualcosa su google.uk.
Ad un certo punto, alla ragazza che si chiamava Sarah S. venne un'improvvisa voglia di Masturbarsi.
Essendo molto povera e non possedendo oggetti dalla forma fallica, Sarah non sapeva proprio come fare per stimolare la propria Vulva ed ecco, in quel momento, come un fulmine a ciel sereno, comparve magicamente una voce, apparentemente dal nulla:

hai voglia di scopare eh?

Sarah, tutta impaurita, quasi se la fece addosso. Anzi se la fece proprio addosso e si sporcò di cacca tutte le mutandine peraltro già bagnate dal liquido vaginale.
"Ma… chi sei? Chi parla? Mi sono fatta le feci addosso"
"Sono il tuo alimentatore per pc e posseggo un'anima"
"Ma com'è possibile? Gli alimentatori per pc non hanno un'anima ne tantomeno parlano"
"Questo lo dici te cara Sarah, esistono alimentatori con un'anima sparsi in tutto il mondo, è che sono rari da incontrare, è un pò come incontrare una persona con 6 dita"
"Ohhhhhh!"
"Eh si, ascolta qui c'è puzza di merda"
"Si perdonami caro alimentatore ma mi sono Defecata addosso dalla paura"
"Non hai nulla d'aver paura, ora va in bagno a lavarti che poi ne riparliamo"
"Ma come faccio? Qui in Inghilterra non hanno i bidèt!"
"Questo è un bel problema cara Sarah, fammi vedere quante feci hai prodotto"
Con un abile gesto delle mani Sarah stacca l'alimentatore dal pc e se lo accosta in mezzo alle gambe.
"Hmmmm puzza proprio di merda, mi sto eccitando Sarah bella, apri ancora un pò di più quelle belle gambe snelle che ti ritrovi".
Sarah obbedì e spalancò le gambe, era sporca di sterco dappertutto, l'aria diventò irrespirabile.
"Dio maledica gli inglesi e i loro bagni senza bidè!" esclamò Sarah battendo i pugni sopra il tavolo.
"Ma che dici? a me la merda piace, suvvia, spalanca la figa, fanculo ai bidèt"
Sarah aprì il suo sesso e l'alimentatore cominciò a stimolare tutto lo stimolabile. Sarah, immersa nel suo stesso sterco iniziò a godere, incurante del rumore che stava facendo e della puzza che inevitabilmente aveva raggiunto gli altri coinquilini.
Tutto ciò è incredibile, pensò Sarah. E grazie al cazzo, pensò l'alimentatore (che non gliel'aveva detto ma aveva pure la capacità di leggere nel pensiero)
L'alimentatore ormai c'aveva preso gusto ed entrò completamente dentro Sarah, attraverso la vagina.
Era tutto zuppo di merda, liquido vaginale e sangue.
Sarah era già al quarto orgasmo e l'alimentatore non ne voleva sapere di smettere, anzi cominciò a scavare dentro la figa di Sarah che ormai era in coma irreversibile.
L'alimentatore perforò la Parete Uterina e si trovò davanti quello che lui identificò come intestino crasso.
Non vedeva più nulla e pensò che la fecondazione umana avviene tutta al buio, che strano. Come dargli torto? Gli umani nascono tutti da una sborrata oscura conquistata a forza di tranelli e tecniche di seduzione alquanto discutibili.
Sarah si sentì perforare le budella ma era troppo presa dal piacere che quasi non se ne curò.
L'alimentatore insisteva a scavare dentro Sarah che continuava a urlare come una forsennata.
Dal piacere, Sarah, cominciò ad ingoiarsi la merda ed a spalmarsela sul volto.
Che bizzarro modo di morire, pensò Dio, che dall'alto dei cieli, invisible, si stava guardando tutta la scena.

(fine prima parte)

mercoledì, dicembre 30, 2009

Teoria e critica sulla relatività ristretta

C'era una volta un bambino che in realtà era uno spermatozoo e viveva nei testicoli di un ragazzo di colore del Ghana, nell'Africa occidentale (tra l'altro modesta avversaria degli Azzurri nel mondiale 2006 in Germania).
Questo ragazzo si chiamava Mohammed ed una mattina si svegliò ed andò al mercato del suo paesino dove vide una scimmia in vendita che sotto sotto aveva l'aids.
Incuriosito Mohammed domandò al venditore chi fosse quella scimmia e il venditore disse che era la discendente dalla prima famiglia di scimmie che avevano portato l'aids nel mondo negli anni '80.
Mohammed subito non perse un secondo e la comprò pagandola 40000 Cedi che è la moneta locale. Pensò di aver fatto un buon affare.
Mohammed portò a casa la scimmia infetta e la chiamò Zagor.
Si sedette a tavola con la famiglia e la presentò a tutti che la accolsero benevolmente, Zagor già si sentiva uno di loro.
Zagor e Mohammed mangiarono tutte le pietanze che la mamma di Mohammed fece e ad un certo punto la scimmia mollò anche un rutto suscitando l'ilarità generale dei presenti che subito si misero a ridere portandosi la mano alla bocca e roteando vorticosamente gli occhi com'è d'uso da millenni in Ghana.
Improvvisamente a Mohammed venne una forte erezione.
Tutti se ne accorsero perchè il tavolo cominciò a non essere più perpendicolare al pavimento ma bensì assunse una forma trapezoidale dovuta al grosso membro del guappo africano.
Mohammed in quel momento ringraziò Allah per non averlo fatto bianco perchè altrimenti sarebbe diventato rosso come un peperone anche se in realtà lui non aveva mai visto un peperone perchè erano tutti morti di fame lì nel villaggio e quella sera avevano mangiato solo del riso scaduto nel 1996 paracadutato da un aereo appartenente ad una semi-sconosciuta associazione umanitaria atta a sfamare il Terzo Mondo con del cibo avariato che l'Occidente non voleva più.
Zagor guardò il Forte e Possente membro di Mohammed e subito si immaginò una banana gigante, certo non quelle gialle ma una di quelle che una volta erano gialle ma che ora assumevano un colorito marrone scuro, quelle marce insomma.
Lo spermatozoo all'interno dei coglioni cominciò a prepararsi per ogni evenienza e salutò tutti gli altri spermatozoi con cui aveva legato nelle ultime settimane.
La mamma che aveva cucinato il riso intanto contemplava sconfitta tutto il cibo e le vettovaglie cadute per terra dal tavolo inclinato ed arrivò alla conclusione che il vero Male nel mondo non era l'uomo bianco, nemmeno l'aids, ma erano in realtà le Erezioni Improvvise.

[fine prima parte]

venerdì, luglio 17, 2009

La breve storia di Tarchianella

C'era una volta una ragazza chiamata Tarchianella, era di Napoli e questo le procurava non pochi imbarazzi quando andava in centro tipo a comprare il pane o le sigarette.
Era un martedì pomeriggio e Tarchianella salì sulla sua y10 e andò a Scampia per comprare un pò di insalata per sua madre che aveva la leucemia e non poteva muoversi.
Quando entrò dall'ortolano purtroppo vide il suo ex compagno delle elementari Gennaro Piezz'ecore che stava domandando il pizzo al proprietario.
Gennaro la prendeva sempre in giro a scuola e Tarchianella era sempre triste da bambina, si non che adesso sprizzasse gioia da tutti i pori ma insomma.
Il delinquente appena la vide iniziò sbraitare e a tirare raudi e altri petardi di medio calibro all'interno del negozio di ortofrutta, ineggiando a Maradona dalla felicità.
"Uèèè Tarchianelllll uèèèè uèèè!" continuava ad urlare
Tarchianella diventò rossa dalla vergogna e guardò fisso negli occhi l'ortolano ridotto al lastrico per colpa di Piezz'ecore che continuava a domandargli il pizzo.
Fu subito amore.
Incurante dei petardi e della clientela, Tarchianella iniziò a strusciarsi contro i vari banconi di frutta emettendo gemiti che si confondevano con le varie esplosioni che stava causando il bullo. E struscia di qua e struscia di là, iniziò a togliersi le mutandine e a toccarsi col dito indice guardando sempre il proprietario che nel frattempo si era presentato con il nome di Salvatore.
"Perchè ti tocchi la passerina mia piccola Tarchianella?" gli chiese lui.
Tarchianella, vuoi per l'orgasmo, vuoi per il casino che stava facendo l'altro, insomma capì "Perchè non ti chiami Rina? ma Tarchianella?"
Offesa nel profondo della sua anima e col cuore spezzato. smise di masturbarsi e si rimise le mutandine che ormai sapevano di zolfo e melanzane.
Uscì dal negozio e si diresse verso l'y10 che ormai non c'era più perchè gliel'avevano rubata.
Mannaggia alla Iervolino e alla leucemia, pensò tra sè e se, e si allontanò a piedi dando un'ultima occhiata al negozio, Piezz'ecore stava ancora esplodendo petardi illegali e l'ortolano stava piangendo, aveva una vistosa erezione ancora in corso.

-fine prima parte-

lunedì, marzo 03, 2008

eiaculare nel 1200

Chea figa de so mare
putana
e del can del so dio
e quindi uscimmo
a riveder
le stelle.
Dai scrivi
scrivi dio merda
nerd
sfigà
mamma chissà
seghe pensando
a
beatrice


giovedì, settembre 27, 2007

plano a 30 cm da terra ad una velocità superiore a 300 all'ora

volare e vivere vivere? la solita storia del poeta che scrive sulla vita la solita storia di merda merda merda merda merda merda merda merda mememememmememememerad merdahtjhf ytgmjy ke è la vita del resto... un montenegro please padrone mi lascia fottere sua figlia? la segretaria dell'ufficio accanto ha scoreggiato nel corridoio signore merda merda merda politica quella stronza della segretaria pompini a 20 euro? anche le modelle fanno la cacca erezioni mattutine acqua minerale e ciclo mestruale professore può ripetere? merda e pompini cacca e politica ok? ok?dio can ghetto capio?poitica e boasse dio boia!ghetto capio? occorre bestemmiare? prrrrrrrrrrrr...(segretaria) e sega all'autogrill con la modella che caca e il leone e la gazzella il poliziotto e il ladro il bianco e il nero quanto hai detto? 20 euro 20 euro? sissignore prrrrrrrrrr dio can basta e fanculo alla grammatica



Considerazioni e appunti sulla poesia "plano a 30 cm da terra ad una velocità superiore a 300 all'ora" del poeta Diniale


La poesia appena citata del Diniale è un classico esempio di contrapposizione tra bene e il male, positivo e negativo, sacro e profano, borghese e contadino, uomo e donna. Già... uomo e donna, l'eterna contrapposizione tanto cara al poeta Diniale che nella poesia riprodotta qui sopra viene portata all'esasperazione, ricordiamo appunto: " ...Padrone mi lascia fottere sua figlia?..."e come non ricordare: "...Quella stronza della segretaria..." Ma partiamo con ordine, già il titolo riporta a quel che fu quel movimento artistico degli anni '20 denominato "futurismo" (dove il Diniale trae ispirazione) con quella parola messa lì... quasi casualmente..."...300 all'ora" il numero mischiato alla parola, l'arte e la scienza che si contappongono quasi in modo surreale per dare risalto ad un titolo che già di per se ha un forte impatto emotivo sul lettore. La poesia inizia... ed è tutto un susseguirsi di contrapposizioni che fanno volare, assaporare, profumare... il Diniale con grande abilità sa spargere la giusta quantità di volgarità su tutti versi, creando quasi un ritmo, una sinfonia. E che dire del tema ricorrente della merda?La merda cos'è?domanda l'ignorante, bhè la merda è probabilmente l'unica cosa che unisce tutti gli uomini, di tutti i ranghi, di tutte le razze e religioni, si, perchè tutti cacano, ma dove vai se non cachi?appunto, il Diniale te lo fa presente: "il leone e la gazzella", "il poliziotto e il ladro", "anche le modelle fanno la cacca", arriva persino a concepire: "il bianco e il nero" ...e poi arrivano loro, lo sfogo del sociale, la rabbia giovanile, il grido che sta dentro a tutti noi (un pò come la cacca...ndr) ossia le bestemmie. Le bestemmie vengono qui nominate con grande astuzia ed esperienza dal Poeta che le riporta addirittura scritte in gergo veneto, saltano fuori così... all'improvviso... senza preavviso, con quella risonanza tipica della realtà del nostro nordest italiano (che poi è quella del poeta stesso). La poesia si conclude con un' imperativo che è quasi una sfida del Diniale a tutto quel mondo fatto di schemi e regole com'è quello della grammatica e della letteratura insegnata a scuola, dei soliti sposi sul lago e del solito viaggio all'inferno, il Diniale sa che tutto è merda e che tutto si può racchiudere in due parole "segretaria" e "autogrill" . Che genio ragazzi.

domenica, novembre 12, 2006

amore, batteri simbiotici e lieviti che vivono nel tratto gastrointestinale

passare la serata con la
partner
di turno
dio can devo
scoreggiare
e
mettermi
le
dita
nel
naso ma
non si può.
va fora dai cojoni
bruta roja che
pena che
te sari a portea
dea machina
scoreso fa un
desgrasià

sara
chea
casso
de
portea.

venerdì, agosto 04, 2006

mi scuso

mi scuso con le centinaia di mail che mi arrivano chiedendomi aggiornamenti sulle mie poesie ma attualmente ho il blocco dello scrittore e la mia perfida mente non caga più nulla di buono da svariato tempo ormai.
portate pazienza.
una bella guerra atomica potrebbe portare consiglio.
saluti.

vostro affezionatissimo


diniale

martedì, febbraio 14, 2006

mestruazioni ottiche

san valentino
chissà sel gà mai pincià
el se faseva e
seghe e
el sborava soe
madonne
che
dopo
e gà
tacà
criar
sangue
dai oci
invense che daa
FIGA

(invense)

sabato, gennaio 07, 2006

Semplicemente

Semplicemente, l'uomo alla fine di un orgasmo, è un genio. O qualcosa di simile.
é mistico. Si avvicina a dio.
Questa genialità dura almeno un dieci minuti un quarto d'ora.
Poi ritorna coglione.
é una sorta di spazio mentale. Non si riesce a comprendere.
Se la si capisce, secondo me, si scopre tutto.
Il mistero della vita.Almeno se esiste.
Io qualche volta stavo per risolvere questa cosa. Ma quando arrivo alla fine.
bam!
E non ci capisco più un
cazzo
Non so se vale anche per voi. Ma secondo me è vero.
Siamo tutti geni potenziali ma solo per un quarto d'ora.
Queste parole son frutto di un orgasmo. Non sono io che scrivo.
Lo sperma è il mezzo che la natura usa per dirti che sei sempre uno stronzo
ma ti salvi per quei cazzo di quindici minuti
che
a proposito, stanno
per
finire

finire.

lunedì, gennaio 02, 2006

boxer sporchi in zona industriale

Il buco del
(culo)
si apre
e si
richiude.
aaaaaaaaaaaaaooooooooooooo aaaaaaaaooooooooooo
questo è il
(culo)
grida
scorreggia e
caga e...
(fantasia)
culo
delle
puttane
impiegati
soldati e
casalinghe
aaaaaaaaoooooooooo
froci e fidanzate
che
lo
aprono
e lo
chiudono
(chiudono)
prot!

venerdì, dicembre 30, 2005

dialoghi sulla vagina di un bello bambino

Cera una volta un bello bambino, bello bello, carino bello bambino che era povero ma proprio povero, povero bambino, poverello c'aveva mica da mangaire eh, il poverello, ma cosa vuoi diventere da grande eh? bello bambino? un ginecologo rispondeva ello con fare solenne, si si, proprio il ginecologo diceva il bello bambino piccolino con le manine tutte fredde perchè c'aveva freddo sapete sto bambino, poverello senza soldi carino carino, tutto sporchino, unto bisunto, senza cultura, ignorantello cosa vuoi fare il ginecologo che non sai neanche l'alfabeto, piccolino piccolino, imparerò pian pianino e studiando sui miei libricini tutto il tempo studierò si si studierò perchè son un buono, ma che buono bravo bambino te sei un debole un fallito, c'hai un cazzo di soldi te eh, probabilmente morirai domattina con l'agghiaccio, bello ricciolino biondo che pare gesù bambino, bello bello occhietti vispi e birichini domani schiatti e ti seppelliremo e il mondo, il pianetino sarà senza un bel ginecologo del futuro, ma buon dio, perchè proprio un ginecologo orsù dimmi dimmi bel putto che domattina muore spiegami dai, finchè sei ancora in vita su, son poverello e orfanello c'ho 7 anni e domattina muoio non ho mai visto uno straccio di figherella che sia una caroLei, vorrei vederla sta bella perlina tutta nera, sto bucherello si si, che si apre e si chiude e fa le pernacchiette, sapete -così mi dicono-
si si straccionello l'è proprio vero chel buchino bello bello l'è fa le pernacchiette ma mica sempre eh? Buon'uomo mi dica, che son le mie ultime ore di vita prima che l'agghiaccio mattiniero mi si inietti nelle ossa per uccidermi, ah! malefico agghiaccio mattiniero cattivello cattivello che mieti vittime tra noi poverelli, mi dica su, con che ordine la bella fighetta bellina tutta calda e molliccia fa le pernacchiette? Eh moribondo uhn c'è la regoletta impegnativa e complicatina che definisca il quando il buchetto dell'amore l'è fa lo scoppiettio, lo vede caro Sig.Qualunque c'è molta ignoranza in questo campo e io proprio questa ignoranza voglio abbattere e esporre a tutti la regola definitiva di come quando e perchè il sacro buchetto Creafigli e tanto Amore fa le scoreggette, Si poverello hai proprio ragione, le pernacchiette della figa oltre che disgustose creano mentre ci si accinge a mettere il cuccherello bello bello durello tutto dritto che pende a sinistra e che pulsa lo sciocchino e si stantuffa la passerina della mammina e si sente sto prot prot prot mica l'è carino da sentirsi che uhn si capisce se l'è fatta col culetto bello candido tutto soffice bello bello o con la fighettina della propria amata o della bagasciella di turno 50 euro belli belli e sudati senza partita iva, si voglio abbattere questo tabù devo riuscire a laurearmi in ginecologia entro domattina ove troverò la morte nell'agghiaccio mattutino cattivello cattivello, bel bambino son mica aperte le università ora eh, e poi monellino eh come si fa a prender laurea nell'arco di una notte eh dai su dimmelo saputello che hun sai scriver neanche mezza parola, io imparo molto in fretta Sig. Qualunque mi metta alla prova, uh e che ti devo dire saputellaccio uhn c'ho mica voglia di star a parlare qui con te in mezzo al freddo e con l'agghiaccio che avanza, la prego gentil signore mi faccia studiare ginecologia la prego l'ho vista uscire dalla facoltà pochi minuti fa lei è un ginecolo lo so, uh si e allora studio le tope di belle fighette che arrivano e che c'hanno male alla passerina carina e bella e io le guarisco, ecco vede dottore... dottore cosa? uh io sono il famoso dott. Figa docente di ginecologia, ecco vede e perchè non me lo ha detto subito subiterello che era un ginecologhello visto che io voglio imparare questa nobile scienza, Vedi babino bambinello uhn te l'ho detto perchè c'ho le dita ditine che ancor puzzan di topa, anzi di mille tope e devo lavarmele, uhn l'è mica un buon sentire sai? su su voglio annusare il profumo della vita su su c'ho sett'anni e domattina muoio mannaggia all'agghiaccio mannaggia al mistero delle scoreggiette della patonzella bella bella calda e profumata col clitoridino che spunta fuori tutto carino, su faccia sentire su su che già sento l'erezione tutta dura che mi sale, c'ho sett'anni e c'ho già il mio piccolo cazzetto tutto duro durello bello pronto su sniff sniff, uh t'avevo avvertito piccolo bricconcello da quattro soldi che uhn l'era un bel sentire queste mie dita che tanti buchi han affondato di vecchie e giovincelle signorine con la fighetta come un fiore che si schiude ma certe uhn se la lavano cane di quel dio e questo l'è il risultato, ohhh ohhh ma a me piace questo profumo è gioia e calore allo stesso livello oh! quale inquietudine devo laurearmi ginecologo prima che il sole faccia la sua comparsa e io ci lasci le penne. caro bambino tu hai un'erezione mica da niente uhn sarebbe meglio svuotare le pallottine di tutto lo sborello che contengan lì per terra sulla carreggiata? si si ora li svuoto i miei coglioncelli graziosi graziosi belle gonfi da anni di inattività sessuale meglio che mi masturbi qui per terra ma, per dio, un'altra annusatina alle sue dita profumate di gnocca si si snifff ahhhhh..... ,uhn quel dio bastardo dio canaglia ma proprio addosso a me dovevi sburrare? non s'era forse detto che dovevi venire sulla carreggiata? si ma quell'immenso calore mi ha fatto venire precocemente, è così che nascono i bambini che non devono nascere vero? con le sborrate precoci, ecco un'altro tema che mi piacerebbe affrontare e che succede se nel bel mentre dell'atto amoroso la figherella fa le famose pernacchiette e i due partners si mettan a ridere riderellare di santa ragione tanto che il partner maschio non si accorga che sta sborrando proprio sulla fighettina scoreggiante della propria partner? uh che ti devo dire stronzerello succede che nascono gli straccionacci stronzi zozzi come te bastardello bastardello che mi sborra sul vestito di Armani che mi è costato diecimila toccate di figa, ti denunzierò per danni, ma perchè mi denunzia dott. Figa se io tra poco sarò schiattato crepato crepaterello in mezzo all'erba? uhn ci avevo pensato, meglio che vada, l'agghiaccio si fa minaccioso, oh! me tapino! me sciagurato son proprio un menagramo ho passato tutta la notte a discuter con un ginecologo e non uno qualunque... addirittura il dott. Figa in persona personcella e mi son dimenticato intanto di conseguire la laurea in ginecologia per decifrare il messaggio delle scoreggette della patonza oh! quale sciagura! oh! che ingiustizia! il dott. Figa s'è andato al caldo calduccio nella sua coperta di lana davanti al caminetto bello bello calduccio scoppiettio e fumo magico caminetto caminetto bello che invidia senti che freddo senti che fame, ho ancora l'odore delle mille fighe del dott. Figa sul naso mamma che bello c'ho ancora il cazzetto duro durino spè che mi faccio l'ultima sega va, sento l'agghiaccio che mi sta uccidendo oh che morte di merda merdolina qui fuori al freddo in mezzo all'erba, e poi mi troveranno tutto freddo e bagnato col mio cazzetto pistolino che ha appena sborrato sdraiato per terra, spero che dio mi dica qual'è la regola matematica dello scoppiettio figarolo lo spero io DEVO saperlo..... oh che malanno....sto per morire... oh ......sto.....



Roberto Dinale




La storia:

Questa novella sembra una sciocchezzuola, ma non lo è, si vocifera che il Diniale c'habbia messo mesi e mesi per completarla, ma andiamo con ordine.
La novella racconta di un povero orfanello vicino alla morte che vuole in ultimis imparare una scienza medica: la ginecologia
in particolare vuole sapere il perchè di quelle "pernacchiette" che inspiegabilmente la vagina fa, certe volte. Vuole scoprire se dietro a questo apparente inutile problema cosa si cela, cosa si nasconde, vuole decifrarlo e decide di conseguire una laurea in ginecologia la notte stessa.
Per fare questo, incontra il fantomatico Dott. Figa fuori dall'uscita della facoltà di medicina e inizia a porgli delle domande.
Il Dottore (di chiaro accento toscano) cerca di non illudere con frasi fatte il giovinastro e gli fa capire dapprima in modo comprensivo, poi in modo quasi violento in seguito ad una "sburrata" sul suo nuovo vestito di Armani, di lasciar perdere perchè "come si fa a prender laurea nell'arco di una notte eh dai su dimmelo saputello che hun sai scriver neanche mezza parola"
Il tenace poverello vuole sperimentare, vuole conoscere il più possibile (chiara citazione dell'Ulisse) e colto da un impeto a dir poco fulmineo annusa più volte le dita del dottore che sono ancora maledeoranti delle mille vagine visitate in giornata (...c'ho le dita ditine che ancor puzzan di topa...) e nel frattempo si masturba.
Il dialogo tra i due va avanti finchè, il dottore va via indignato "meglio che vada, l'agghiaccio si fa minaccioso" e lascia il povero bambino in preda all'agghiaccio imminente che lo ucciderà, il bambino, resosi conto della mancata laurea si lascia andare ad un commovente sfogo finale.
Davvero mirevole la parte in cui l'agghiaccio avanza e lui cerca la salvezza in Nostro Signore (...spero che dio mi dica qual'è la regola matematica dello scoppiettio figarolo...).
Come certamente si nota, c'è un chiaro ritorno alle origini della lingua italiana (l'accento toscano del dottore) però rivisitato ai giorni nostri, sembra quasi una novella d'avanguardia, che rompe i canoni precedenti, senza le virgolette, tutto di seguito, incomprensibile e senza quei tabù (le scorreggiette della vagina, bambini di 7 anni che muoiono all'agghiaccio, vestiti di Armani sporchi di sborra...)
Da non dimenticare le autocitazioni che il Diniale ama fare di sè stesso (...cane di quel dio...) (...dio bastardo dio canaglia...) le bestemmie, che sono il baricentro significativo della poetica del Diniale, qui hanno un ruolo marginale, ma sempre una gran forza morale .

mercoledì, dicembre 28, 2005

el buso del casso

el buso del casso
sente e scorese de
to
morosa.
Pal buso del casso
passa e scorese de
to
morosa.
Ti no te ghe
idea
dio
cane
no te ghe
proprio
idea


Milani/Diniale

sabato, dicembre 24, 2005

farsi una sega in webcam

sborrare in
mondovisione
col cazzo in
mano
e la gente che ti
guarda
e chissà
culattoni
mamma mia
uccello madonna lebbrosa,
tu hai l'UCCELLO.
Mai
visto
tanto
amore
in un
uomo.

(uomo)

domenica, dicembre 18, 2005

sabato, dicembre 17, 2005

intanto che speto

el move a gambeta
sta fermo
dio porco
casso movito
che te mori
chissà gambette che
i
move
quei che xe
condanai a morte
a
xe
come a
coa
pai
cani.

voria massa

Voglio Andy Warhol
che mi fa una foto
un teletrasporto per
venezia,
dormire sempre fino all'una
scoreggiare sulle scale
con
una
figa
dietro,
fare il simpatico
e non esserne capaci
che casso vutto far
che no te sè niente,no te sè
voglio il blocco
dello scrittore,
il ministro che mi batte le mani,
la droga senza
controindicazioni,
i siti senza preloading
internet senza siti,
smetterla di
scriver ste cose,
una sauna
all'aereoporto
con le hostess
che fa pompini e che
e
te dà el buso del cueo
coe tete onte de
sboro
e ti col
cucco sporco
de a so merda
parchè tre minuti
prima te ghe o ghè messo dentro
e ste qua
e
sigava in tutte e
lingue
perchè e xe hostess
e ghin sa
na
roda
de lingue
dio can.